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Se a ventidue anni ti dicono che passerai il fine settimana a pedalare sotto il sole del Cilento insieme a un’associazione, probabilmente pensi a una bella gita fuori porta, magari un po’ faticosa, ma pur sempre una gita. Non ti aspetti certo di tornare all’Università con i polmoni pieni di salsedine, le gambe che ancora vibrano di energia e la testa letteralmente stravolta da una consapevolezza del tutto nuova.
Come studentessa del corso EPMC (Esperto Promotore della Mobilità Ciclistica), la teoria della ciclabilità e della transizione ecologica è il mio pane quotidiano.
Parliamo di infrastrutture, intermodalità, pianificazione urbana e strategie di mobilità sostenibile. Ma la verità è che l’impatto della mobilità su un territorio non lo capisci finché non ci poggi sopra le ruote.
La due giorni organizzata lungo gli anelli della Life Ride Bike da FIAB Camerota e dall’ Associazione EPMC, in occasione delle Giornate Nazionali del Cicloturismo, è stata esattamente questo: il momento in cui gli studi sono diventati una travolgente pratica.

C’è un’armonia strana e bellissima che si crea quando un gruppo di persone così eterogeneo si mette in sella.
All’inizio siamo una ventina di individui con ritmi, provenienze ed età diverse; dopo pochi chilometri diventiamo un unico organismo che si muove a ritmo di pedalate. Per una ragazza della mia età, abituata alle dinamiche rapide, frenetiche e spesso virtuali della quotidianità universitaria, riscoprire la lentezza condivisa e l’efficienza della bici è stato uno shock terapeutico.
Abbiamo riso, faticato insieme sulle salite, respirato lo stesso profumo di macchia mediterranea e salsedine. Ci si aiuta, ci si aspetta, ci si passa la borraccia. Il divertimento non era legato all’adrenalina di una velocità folle, ma alla complicità dello sforzo comune e alla bellezza disarmante dei paesaggi cilentani che si svelavano curva dopo curva, tra scogliere a picco sul mare e ulivi secolari che sembrano custodi del tempo.
In questo contesto, avere al nostro fianco il Presidente della FIAB Nazionale, Luigi Menna, ha dato all’intero evento una luce completamente diversa.
Vedere la massima carica istituzionale della federazione sudare in salita insieme a noi, condividere lo stesso pezzo di strada, le barzellette e gli aneddoti davanti a un panorama mozzafiato, ha azzerato qualsiasi distanza generazionale. Non era una “passerella istituzionale”, era vera passione vissuta gomito a gomito.
Il vero incontro con le tradizioni locali è passato inevitabilmente dal palato, attraverso momenti che non esito a definire magici.

Durante le degustazioni enogastronomiche e le cene esperienziali, non abbiamo solo “mangiato bene”, abbiamo ascoltato storie. Quando ti presentano alimenti principi della cultura locale come il maracuoccio di Lentiscosa, ti rendi conto che un piccolo legume antico può racchiudere l’anima intera di un popolo.
È un sapore intenso, resiliente, che parla di terra, di mani che lo coltivano ancora manualmente e di una biodiversità che va protetta a tutti i costi. In quelle cene, attorno a un tavolo e stanchi dal viaggio, il cibo è diventato lo strumento perfetto per connettere le radici storiche del territorio alla visione di futuro di noi giovani.
Uno dei momenti più stimolanti per chi, come me, studia per diventare una figura di riferimento nella gestione della mobilità ciclistica, è stato assistere al riscontro politico e istituzionale dell’evento.
Incontrare le amministrazioni comunali di Camerota e Centola, vedere sindaci e assessori mettersi in ascolto delle nostre proposte, accoglierci con calore e comprendere il valore economico, sociale e culturale della ciclabilità, mi ha fatto accendere una lampadina.
Noi giovani spesso vediamo la politica come un mondo distante, astratto, fatto di burocrazia noiosa. Questa volta mi è sembrato di vedere la politica dell’ascolto e della sinergia territoriale: comunità che vogliono cambiare marcia e che trovano nel supporto costante di Confesercenti Provincia di Salerno e nella rete delle strutture ALBERGABICI la forza di fare sistema.
Se c’è una cosa che porto a casa nella mia borsa da bici, oltre ai ricordi e all’ospitalità calorosa dei cilentani, è una certezza professionale e personale: ho scoperto che ci si può divertire tantissimo facendo promozione ed educazione.
Prima di questo viaggio, vedevo forse la figura dell’Esperto Promotore come un ruolo prettamente tecnico, da ufficio pianificazione, concentrato su mappe, dati e flussi.

Oggi ho capito che la migliore promozione della mobilità ciclistica si fa con i piedi sui pedali. Promuovere la bici significa farla vivere, consumare i copertoni sulle strade, parlare con le persone, far capire che le due ruote sono il mezzo perfetto per valorizzare l’identità di un luogo senza scalfirla.
Abbiamo fatto educazione ambientale e stradale semplicemente mostrando, con la nostra presenza e il nostro entusiasmo, che un altro modo di muoversi e viaggiare è possibile, sano e incredibilmente attrattivo.
Il Cilento si è confermato una destinazione unica per chi ama la bicicletta, la natura e la cultura del territorio. Torno ai miei studi universitari stanca, abbronzata, ma con una certezza assoluta: il futuro della mobilità su due ruote ha bisogno di essere promosso così, vivendolo. Al prossimo giro!
Maria Moretti
Studentessa del corso EPMC dell’Università di Verona